18:29 18-12-2025
L’Europa delle batterie EV cresce grazie agli ingegneri asiatici
L’Europa sta costruendo una propria filiera di batterie per auto elettriche, ma senza gli ingegneri provenienti dalla Cina e dal resto dell’Asia il passo resta sensibilmente più lento. La Cina accumula competenze sulle batterie da oltre due decenni, mentre l’industria europea si è di fatto consolidata soltanto negli ultimi cinque anni. In questo quadro, il trasferimento di know‑how non è solo utile: diventa decisivo. Puntare su chi ha già imparato sul campo riduce rischi e tempi morti.
In Spagna, CATL e Stellantis prevedono di avviare uno stabilimento di batterie a Figueruelas e stanno lavorando per far arrivare circa 2.000 ingegneri, tecnici e manager cinesi. Secondo CATL, questi specialisti sono necessari per calibrare gli impianti e formare i team locali. È lo stesso copione adottato nei siti in Germania e in Ungheria: una scelta pragmatica, quando precisione e rapidità di ramp‑up fanno la differenza tra centrare o mancare gli obiettivi.
In Francia si delinea uno schema analogo. Nella cosiddetta Battery Valley, ingegneri asiatici seguono la messa in servizio degli impianti di Verkor e AESC che producono celle per Renault e Nissan. Anche ACC — la joint venture creata da Stellantis, Mercedes‑Benz e TotalEnergies — ha temporaneamente coinvolto un partner cinese, riconoscendo che senza competenze esterne non è possibile costruire in tempi rapidi i processi complessi necessari a fornire batterie per le nuove auto nel 2026. Con quei lanci ormai all’orizzonte, la priorità è chiara: far girare correttamente le linee e poi spingere sulla localizzazione man mano che le competenze attecchiscono. Difficile immaginare un avvio credibile senza questa fase ponte.