Kia Carnival: la class action sulle portiere scorrevoli dopo il richiamo
Negli USA class action contro Kia Carnival: portiere scorrevoli ritenute pericolose dopo il richiamo. Nel mirino sensori anti-schiacciamento e l'aggiornamento
Negli Stati Uniti si apre un nuovo contenzioso attorno alla Kia Carnival. Una class-action sostiene che le portiere scorrevoli dei minivan 2022–2023 restino pericolose anche dopo il richiamo. Il caso è davanti a un tribunale federale del Maryland e, secondo i ricorrenti, l’aggiornamento software del 2023 non avrebbe risolto il problema di fondo legato ai sensori anti-schiacciamento.
Stando all’atto depositato, quei sensori richiederebbero una forza eccessiva per attivarsi, con il rischio che la portiera continui a chiudersi su un bambino, un adulto o un animale più a lungo di quanto sia accettabile. L’accusa tocca un nervo scoperto dell’auto moderna: le protezioni elettroniche sono efficaci solo quanto le soglie su cui si basano. Ed è proprio qui che si misura la differenza tra un comportamento più morbido e una reale riduzione del rischio.
Il contesto è questo. I reclami dei proprietari hanno portato a un’indagine del regolatore; poi, nell’aprile 2023, Kia ha annunciato un richiamo che ha riguardato circa 51.000 Carnival 2022–2023. Il rimedio ruotava attorno a un aggiornamento del software: le portiere dovevano rallentare prima della chiusura e sono stati aggiunti segnali di avviso extra. L’indagine è stata chiusa sulla base di questa misura, ma i ricorrenti oggi definiscono il correttivo una toppa che, a loro avviso, non modifica la forza necessaria perché la protezione intervenga. Un software può rendere più fluido il movimento, ma non cambia una soglia di forza se non si ritocca la logica di attivazione: una sfumatura tecnica che, su un veicolo familiare, pesa nella quotidianità.
Kia respinge le accuse e chiede l’archiviazione della causa. La casa afferma che i ricorrenti non riportano feriti, non indicano guasti dopo l’aggiornamento e fondano il caso su rischi ipotetici, non su episodi concreti. L’azienda richiama anche un profilo procedurale: gli acquirenti avrebbero accettato un arbitrato obbligatorio e, per questo, la disputa non dovrebbe finire in tribunale.