Quando si parla di alleggerire un’auto, il pensiero corre di solito all’alluminio, ai pannelli in composito o a cerchi più leggeri. Eppure uno dei “colpevoli” più silenziosi è proprio nell’abitacolo: i sedili. Basta smontarne uno una sola volta per capirlo al volo. Dentro non c’è solo metallo e rivestimento, ma un intero insieme di telai, cablaggi, meccanismi di regolazione, riscaldamento e ventilazione, e in alcuni casi persino elementi di sicurezza passiva.

Secondo i fornitori di materiali per l’automotive, il telaio in acciaio di un sedile anteriore medio pesa da solo circa 12,5 chilogrammi, e un set completo può avvicinarsi ai 50 chilogrammi. Anche passando ad acciai alleggeriti speciali, spesso il guadagno si ferma attorno al 15%. Oltre quel punto, è una battaglia sul singolo chilo: schiume, poggiatesta, supporti lombari, slitte, meccanismi di schienale e di altezza — ogni elemento aggiunge massa più in fretta di quanto sembri.

BMW ha riportato il tema al centro con il sedile-concept M Visionary Materials. L’idea non riguarda solo la sostenibilità — con l’impiego di materiali riciclati e di origine vegetale — ma una riprogettazione dell’architettura stessa. Al posto del telaio convenzionale, il progetto si affida all’avvolgimento robotizzato di fibre: una macchina posiziona fibre impregnate di resina attorno ai punti di carico, creando una rete strutturale senza i tradizionali telai metallici né parti superflue. Secondo i progettisti, questo approccio eguaglia la resistenza delle soluzioni classiche restando circa il 60% più leggero, con in più il vantaggio di un numero ridotto di componenti. Un’impostazione che colpisce per chiarezza e radicalità.

In quest’ottica, la logica del settore fila: mentre le nuove auto del 2025–2026 diventano più pesanti per via di comfort, sistemi di sicurezza ed elettrificazione, i “chili in più” vanno limati da ogni sottosistema. I sedili sono un bersaglio ideale: voluminosi, complessi e, per anni, rimasti ai margini dell’attenzione del pubblico.