Telecamere, radar, assistenti — l’auto moderna dovrebbe controllare la strada meglio di chi è al volante. Almeno, è quello che pensa la maggior parte degli automobilisti. Ma più la tecnologia diventa intelligente, più spesso l’attenzione umana cala — e secondo uno dei massimi esperti mondiali di sicurezza stradale, questo scarto sta già costando vite.
Jean Todt, ex presidente della FIA e inviato speciale dell’ONU per la sicurezza stradale, non usa mezzi termini.
«Troppi automobilisti non capiscono le reali capacità dei sistemi di guida automatizzata. Non dobbiamo pensare che la tecnologia possa sostituire la nostra attenzione», ha dichiarato Todt.
Lo studio Safety in Motion mette a nudo il divario tra ciò che percepiscono gli automobilisti e ciò che vedono i professionisti. Nove automobilisti su dieci ritengono che le strade siano diventate più sicure. Tra i professionisti del settore trasporti, solo il 45% è d’accordo — quasi la metà. In Brasile, Cina e India il divario diventa un abisso: il 94% degli automobilisti si sente sicuro, contro appena il 18% degli esperti. Coincidenza? Difficile — sono proprio quei Paesi dove la mortalità stradale raggiunge 16,2 casi ogni 100.000 abitanti, il doppio della media dello studio.
Ed ecco il punto chiave: la tecnologia c’entra ben poco. Solo il 3% dei professionisti intervistati indica un guasto del veicolo come causa degli incidenti. Il 30%, invece, li collega a un uso scorretto o a una scarsa comprensione degli assistenti elettronici, e un altro 24% a una semplice distrazione del guidatore. Quasi due terzi degli addetti ai lavori ritiene che la pubblicità esageri le capacità degli ADAS, creando la pericolosa illusione che oggi si possa sorvegliare la strada con metà dell’attenzione.
Cruise control adattivo, mantenimento di corsia, frenata automatica — tutto questo riduce davvero il carico sul guidatore. Ma nulla di tutto ciò trasforma un’auto in un veicolo a guida autonoma. La segnaletica orizzontale può sparire. Una telecamera può essere accecata dal sole o sporcata dal fango. Un radar può riconoscere un ostacolo insolito con un attimo di ritardo. A volte basta proprio quell’attimo.
Il vero rischio non nasce nei cavi né nei sensori. Nasce nel momento in cui un guidatore decide che qualcun altro — o qualcos’altro — è ormai responsabile della strada. L’elettronica può correggere un errore. Non è obbligata ad arrivare prima dell’uomo ogni singola volta.