Cinque anni sul mercato britannico, e ancora non è chiaro se a Genesis sia riuscito davvero il colpo. Le auto hanno un design accattivante, dotazioni generose, numeri competitivi sulla carta. Ma le vendite continuano a non trovare ritmo. Autocar lo dice senza troppi giri di parole: il marchio non cresce, rivive cinque volte di fila lo stesso primo anno.
Tutto era partito con una scommessa audace: studi propri, vendite online, un assistente personale al posto del venditore. Sulla carta suona esclusivo. Nella pratica ha significato una presenza minuscola e clienti senza alcun posto vicino dove vedere l’auto dal vivo. Ora Genesis fa una virata completa e punta sui concessionari tradizionali: la rete europea deve passare da 15 a 30 punti vendita, e i punti assistenza da 39 a 102 entro il 2027. Allo stesso tempo, il marchio si espande oltre Regno Unito, Germania e Svizzera verso Italia, Francia, Paesi Bassi e Spagna.
E questo conta più di qualsiasi nuovo modello. Nel segmento premium, chi acquista non guarda solo ai materiali dell’abitacolo e alla potenza. Un test drive vicino a casa, un finanziamento sensato, un’assistenza che non richiede un mese, riparazioni veloci e un buon valore di rivendita: è questo che decide davvero. Il passaggio ai concessionari dovrebbe colmare proprio queste lacune. Il prezzo da pagare: Genesis finirà per somigliare ancora di più a BMW, Audi e Mercedes-Benz nel modo di trattare con i clienti, perdendo parte di quella distintività su cui era stata costruita.
Sul prezzo, almeno, Genesis è già dove deve essere. La GV60 elettrica parte da 54.115 sterline nel Regno Unito e promette fino a 348 miglia — circa 560 km — nel ciclo WLTP. Nessuno sconto da «Hyundai economica» qui: è un rivale diretto nel segmento costoso dei SUV elettrici. Il problema è che un prezzo alto richiede notorietà di marchio e un’infrastruttura all’altezza, ed entrambe Genesis le sta ancora costruendo.
Un altro asso nella manica è il programma Magma e l’ingresso nelle gare di durata. La logica è semplice: dare al marchio un legame emotivo che berline e SUV confortevoli da soli non possono offrire. Ma concept spettacolari e gare in pista non si trasformano da soli in vendite. Servono numeri in crescita, un valore di rivendita solido e concessionari disposti a investire in showroom dedicati: senza questo, la storia sportiva resta solo una bella immagine.
Il vero banco di prova arriva nel 2027. Entro allora la rete di concessionari deve raddoppiare, e i punti assistenza più che raddoppiare. Se i nuovi mercati e la scommessa sulla GV60 Magma non porteranno una crescita reale, questa ricerca d’identità durata cinque anni smetterà di sembrare un inizio promettente. Sarà semplicemente un avvio che si è trascinato troppo a lungo.